Far conoscere
la Posidonia oceanica
Raccontiamo cos’è la Posidonia oceanica: una pianta marina fondamentale per la vita, la qualità del mare e l’equilibrio delle nostre coste.
Non sono un'alga · Campagna estiva 2026
È l’azione estiva della campagna “Non sono un'alga”, che coinvolge dieci Comuni costieri della Sardegna da nord a sud. Un progetto di informazione e sensibilizzazione per raccontare la Posidonia oceanica, spiegare il ruolo delle banquette e contribuire alla tutela delle nostre coste.

Raccontiamo cos’è la Posidonia oceanica: una pianta marina fondamentale per la vita, la qualità del mare e l’equilibrio delle nostre coste.
Le foglie accumulate sulla battigia non sono rifiuti: le banquette trattengono la sabbia, attenuano l’energia delle onde e aiutano la spiaggia a resistere all’erosione.
Portiamo il messaggio nei Comuni e sulle spiagge per aiutare residenti e visitatori a riconoscere il valore della Posidonia e degli habitat costieri.

Grafiche, immagini e contenuti pronti per i social, il web e gli strumenti di comunicazione dei Comuni che aderiscono alla campagna.

Borsa riutilizzabile in cotone biologico con struttura in rete, pensata per la spiaggia e personalizzata con il claim “Alga a chi?”. Capacità 7 L, dimensioni 34 × 34 cm.

Gioco educativo composto da 24 tessere, 12 coppie, dedicato alla Posidonia, alla biodiversità e agli habitat costieri.
Si aggrappa allo scoglio con un piccolo disco. Non ha radici, né fusto, né fiori: assorbe tutto direttamente dall'acqua.
Ha radici che la ancorano al fondale, un fusto orizzontale detto rizoma, foglie lunghe fino a oltre un metro, e produce fiori e frutti.
Schema illustrativo, non in scala. Dato sulla crescita dei rizomi: ISPRA, Manuali e Linee Guida 55/2010.

Conoscere è il primo passo per proteggere. Per questo porto il mio messaggio nelle spiagge, nelle scuole e tra le comunità.
Scopri le campagne in corso e partecipa anche tu:

La campagna estiva per i Comuni costieri della Sardegna: un kit di comunicazione digitale e gadget per raccontare la Posidonia e aiutare cittadini e visitatori a riconoscerne il valore.

Un concorso dedicato alle scuole primarie della Sardegna per conoscere gli habitat costieri, raccontarli con creatività e imparare a proteggerli.

Dall’autunno alla primavera entro nelle scuole, a maggio torno sulle spiagge e da giugno coinvolgo Comuni, cittadini e visitatori.
Se sei un comune costiero, un’istituto scolastico o un’associazione impegnato sui temi dell’ambiente e del mare, puoi ricevere gli aggiornamenti sulle prossime iniziative o scrivimi se vuoi partecipare e saperne di più.
Scopri le campagne e partecipa anche tu:
“Non sono un'alga" è una campagna ideata e curata dall’Agenzia Conservatoria delle Coste della Sardegna – Regione Autonoma della Sardegna, in collaborazione con Sémata Società Cooperativa.
Nasce per raccontare il valore della Posidonia oceanica e degli habitat costieri, cambiare la percezione delle banquette sulle spiagge e coinvolgere Comuni, scuole e cittadini nella conoscenza e nella tutela della costa.

Banquette, foglie sulla spiaggia, pulizia, erosione: su di me circolano ancora molti equivoci.
Qui trovi le risposte alle domande più frequenti e qualche falso mito da sfatare.
Non lo sono. Sono una pianta a tutti gli effetti: ho radici che mi ancorano al fondale, un fusto, foglie lunghe fino a oltre un metro, e produco fiori e frutti. Le alghe non hanno nulla di tutto questo. E vivo soltanto nel Mediterraneo: in nessun altro mare del mondo.
Sono le mie foglie vecchie, che perdo come fa ogni pianta, e che il mare porta a riva. Si chiamano banquette. Insieme alle foglie c'è la sabbia della spiaggia stessa: non è materiale estraneo arrivato da fuori, è la spiaggia che si riorganizza.
È esattamente il contrario. Sono sensibile alla torbidità dell'acqua e all'inquinamento: dove l'acqua è compromessa, io scompaio. Trovarmi sulla battigia è un segnale che al largo la prateria è viva e che quel mare è in buona salute.
Sì, è vero, e non ha senso negarlo. Quando le foglie si decompongono può svilupparsi odore, soprattutto se l'accumulo resta fermo a lungo e bagnato. È un processo naturale e temporaneo, non un segnale di contaminazione. Riconoscerlo è diverso dal considerarmi un rifiuto.
Più bella per qualche settimana, più piccola per sempre. Un solo metro cubo di banquette trattiene circa 40 kg di sedimento: quando mi si porta via, quella sabbia se ne va insieme a me. E la battigia resta esposta alle mareggiate dell'inverno successivo.
No. Il moto ondoso e il vento rimodellano gli accumuli e li riportano gradualmente in mare, dove il materiale rientra nel ciclo naturale dei nutrienti costieri. Lasciarmi dove sono non significa avermi addosso per sempre: significa lasciare che il mare faccia il suo lavoro.
Anche da secche continuo a lavorare. L'accumulo assorbe l'energia delle onde prima che raggiunga l'arenile e trattiene il sedimento a riva. E offre riparo e nutrimento a moltissimi piccoli organismi della zona di battigia, che a loro volta sono cibo per i pesci giovani.
Meglio di no. Ogni prelievo sottrae sedimento all'arenile, e la spiaggia è un bene pubblico soggetto a tutela: la raccolta e l'asporto di materiale dal litorale sono regolati. Se hai bisogno di sapere cosa è consentito nel tuo comune, chiedi all'amministrazione competente.
Sì. Le praterie di Posidonia oceanica sono riconosciute come habitat prioritario dalla Direttiva europea Habitat (92/43/CEE). Tutelarmi non è quindi una scelta discrezionale: è un obbligo che discende dal diritto europeo.
I miei rizomi crescono di circa 7 centimetri all'anno, e la struttura compatta che formo sul fondale può raggiungere i 6 metri di altezza. Fai il conto: quello che si distrugge in una giornata richiede secoli per tornare. Non sono un prato che si risemina.
Questo confronto circola in decine di versioni diverse, con cifre che cambiano di cinque volte da una fonte all'altra, e non è riconducibile a uno studio verificabile. Preferiamo non usarlo. Quello che è certo è che le mie foglie rilasciano ossigeno nell'acqua e che le praterie sono tra gli ambienti più produttivi del Mediterraneo: non serve gonfiare il dato per rendere l'idea.
Si chiamano egagropili, o palle di mare. Sono le mie fibre che il moto ondoso arrotola su sé stesse fino a formare sfere compatte. Non sono rifiuti né escrementi: sono uno dei pochi oggetti che il mare costruisce da solo, e la loro forma quasi perfetta è dovuta soltanto al rotolamento sul fondale.
Il colore ambrato viene dalle sostanze organiche che le foglie rilasciano decomponendosi, un po' come il tè che colora l'acqua. È una colorazione naturale e temporanea, non torbidità da inquinamento. Sparisce da sola quando la corrente ricambia l'acqua sotto riva.
Quelli che saltano quando smuovi le foglie sono piccoli crostacei, non insetti e non parassiti: si nutrono di materiale in decomposizione e non pungono né trasmettono nulla. Sono l'anello che collega le mie foglie ai pesci giovani che si alimentano sotto riva.
Il bagno sì, tranquillamente: occupo la battigia, non tutta la spiaggia, e spesso basta spostarsi di qualche metro per trovare un accesso libero. Camminarci sopra è meglio evitarlo: la struttura a strati alternati di foglie e sabbia è proprio ciò che mi rende efficace, e calpestandola si compatta e si disfa.
Dipende da come è fatta la costa. Gli accumuli si formano dove la conformazione del litorale e l'esposizione alle correnti li trattengono, e possono raggiungere i due metri di altezza e svilupparsi per centinaia di metri. Altrove il materiale passa e non si deposita. Non è un segnale di trascuratezza della spiaggia: è geografia.
No, e la differenza è importante. Nel Mediterraneo esistono alghe aliene invasive, arrivate da altri mari, che competono con me e possono sostituirmi dove sono indebolita. Io sono una specie autoctona e protetta; loro sono un problema ecologico. Confonderci porta a trattare allo stesso modo cose opposte.
Sì, anche se non capita ogni anno. Produco fiori poco appariscenti e poi frutti galleggianti, che qualcuno raccoglie sulla battigia scambiandoli per olive. È la prova più semplice che non sono un'alga: nessuna alga fiorisce.
Il danno vero al turismo è la spiaggia che si accorcia. In Sardegna le coste in arretramento superano ancora quelle in avanzamento, e dove il litorale è stato recuperato lo si è fatto con ripascimenti, cioè riportando sabbia a spese pubbliche. Io faccio gratuitamente una parte dello stesso lavoro. Rimuovermi ogni anno significa pagare due volte.
La gestione degli accumuli è regolata e spetta alle amministrazioni competenti, che valutano caso per caso: non tutte le rimozioni sono uguali, e alcune prevedono la separazione e il ritorno della sabbia sull'arenile. Se vuoi capire come viene gestita la tua spiaggia, la strada è chiedere al Comune. E parlarne: la maggior parte delle rimozioni nasce dalla convinzione che io sia sporcizia.
Campagna di sensibilizzazione
Una campagna di educazione ambientale per conoscere la Posidonia oceanica, cambiare la percezione delle banquette e proteggere
le coste della Sardegna.
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Campagna “Non sono un’alga”